Il giornale

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Vorrei scrivere in un nuovo giornale

pieno di foto di gente che ride,

dove bandire le brutte notizie

perchè finite non serve cercarle.

 //

Trovata la cura per battere il cancro,

in tutto il mondo regna la pace,

dove era fumo sangue e macerie

si fanno ponti e si alzano case.

 //

Non c’è più gente che soffre la fame

ed i barconi sono fermi nei porti,

nel mare navigano navi tranquille,

i pesci nuotano in acque pulite.

 //

E più non sventolano bandiere nere

tutti pregano in pace il buon Dio,

e chi ci lascia lo fa sorridendo,

non più dolore ma dolce speranza.

//

Ed i bambini non uno che piange

tutti che giocano allegri e felici,

e non penare per avere un lavoro,

i vecchi vivere in casa coi figli.

 //

E vivere tutti con quello che basta,

e condividere con tutti e per tutti,

capire che in fondo avere in eccesso

non ci fà liberi e non rende felici.

//

E l’ambizione di nuovo sapere

e utilizzarlo per fare del bene,

e appiccare un grandissimo fuoco

che possa distruggere tutte le armi.

 //

Ma poi mi scuoto da questo torpore

torno cosciente, sono solo utopie,

il male è intrecciato nel nostro tessuto,

torna la nausea guardando il giornale.

 

Sala da barba

sala da barba

Barba capelli e sciampo,

qualche discorso perso,

questo e’ il compito mio

cambiare aspetto e umore

a quelli che vengono qui

si seggono leggono e aspettano.

/

La sala da barba e’ una piazza

dove si parla di tutto,

problemi politica e sport,

c’e’ sempre l’esperto che parla

e ha pronta una soluzione

per ogni argomento proposto.

/

Conosco la gente che viene,

alcuni diventano amici,

col tempo si fà confidenza,

si parla dei propri problemi,

se capita qualche consiglio,

non siamo barbiere e cliente.

/

A volte entra qualcuno

si vede che non e’ del quartiere,

lo sguardo un po’ intimidito,

propone la solita frase:

c’è molto da attendere, aspetto?

Si segga son quattro clienti,

/

due barbe, due sciampi e capelli

un’ora e abbiamo finito.

Si siede e prende un giornale

e sembra che non senta niente,

e intanto si fanno i discorsi

e musica di sottofondo.

/

Mi piace fare il barbiere

è come se faccio del bene,

vedere la gente che entra

con barba di giorni e i capelli

lunghi sporchi e arruffati

che sembrano disperati.

/

Quando finisco li guardo,

a volte gli scappa un sorriso

si specchiano e son compiaciuti,

il viso sbarbato e i capelli

belli puliti e ordinati,

come delle altre persone.

/

Gli spruzzo il profumo, li spazzolo

e tolgo i capelli tagliati

che sono rimasti sugli abiti,

vederli contenti è un piacere

non è così tanto che cambia

ma è come se con i capelli

/

o la barba appena rasata

avessero pure accorciato

problemi tristezze e rancori

e assieme a un aspetto migliore

trovato fiducia e speranza

che tanto c’è sempre un domani.

Scirocco

Scirocco

Caldo, afa, sono sudato

bevo acqua come un cammello,

il condizionatore lo metto a palla,

fuori di gradi sono almeno quaranta,

c’è fumo d’incendio nelle montagne,

chi deve uscire con questo scirocco

 /

Se quest’estate deve essere tale

senza pensarci mi faccio ibernare,

solo a pensare al caldo asfissiante

mi viene un collasso mi sento male,

non lo sopporto il caldo pesante,

la sabbia rossa e l’aria che brucia.

 /

E’ bello d’inverno almeno ti copri

lenzuola calde e sotto il piumone,

sentire la pioggia picchiare sul tetto

e scorrere allegra nelle grondaie,

stare un pochino ancora nel letto

poi se è domenica non c’è premura.

 /

Mi piacciono pure le mezze stagioni

ma dove sono le abbiamo perdute,

si passa dal freddo al caldo anormale,

o c’ è tramontana altrimenti scirocco,

dicono tutti che è colpa nostra

dell’inquinamento e dell’effetto serra.

/

Sarà come dicono ma cosa facciamo?

Prima ci incolpano poi ci tartassano,

pubblicità a tutto spiano,

produci e compra dai coi consumi

plastica petrolio e brucia benzina

facile a dirlo che bisogna cambiare.

 /

Non è che se cambi non soffia scirocco

almeno proviamo a smontare sta serra,

dovranno passarne tanti di anni,

cerchiamo di scegliere i nostri consumi

avendo equilibrio e pensando al futuro

lasciando a chi segue un mondo migliore.

Donne

donne

Unghie smaltate di rosso,

o consumate dall’uso

di acqua sapone e stoviglie,

lavori di casa e bambini,

e aspetti che arrivi la sera

per accoglierlo con un sorriso,

la cena sul tavolo pronta,

e metti la veste di moglie.

 /

E tu realizzata in carriera

che guardi un po tutti dall’alto,

ma quanto ti costa quel ruolo,

e quando la sera sei sola

in silenzio una lacrima scende,

e pensi al tuo amore perduto

e a come sarebbe la vita

se solo cambiavi percorso.

 /

E lei che si basta da sola

perché è rimasta delusa

da dolci sussurri e promesse

scordate e mai mantenute,

ed ancora ha profonde ferite,

e degli altri non le frega niente,

che la vita è una valle di lupi,

e ti paga con la stessa moneta.

 /

E poi c’è chi intrepida aspetta

che possa arrivare un incontro

da farle cambiare la vita,

che poi sono tutti cretini

e pieni di tanti difetti,

io proprio non ho avuto fortuna

e invece vedi sta stronza

ha quello che io avrei voluto.

/

E quella che è tutta cervello

e riempie la stanza da sola,

e sai che su lei puoi contare,

ed è bello poterci parlare,

magari passarci la vita,

e dividere le tue emozioni,

la guardi e proprio ti piace,

e ti senti tranquillo e felice.

 /

Donne dai mille colori,

morbide dietro uno scudo,

che lottano per quello che è loro,

che sbagliano, ridono e piangono,

che ti uccidono con una parola,

e si sciolgono in una carezza,

che ti stregano con un sorriso,

e ti danno la voglia di vivere.

 

Il buio e la luce

buio luce

Nasce nell’alba arancione

e diffonde mille colori,

in quello che prima era scuro

ora vedi nella natura

cosi tanta diffusa bellezza,

e un incanto che lascia stupiti.

/

Il risveglio fra canti di uccelli,

anche loro salutano il buio,

e fra piccole gocce nell’erba

neri merli dal becco giallo

vanno a coppie cercando semi,

e odi un canto di striduli acuti.

/

E nell’aria un fresco profumo

che ancora non c’è calura,

e nel cielo una pallida luna

che nel chiaro celeste si perde,

qualche piccola nuvola sparsa

muove lenta all’orizzonte.

 /

Ed e’ un gioco senza vittoria

questa lotta fra il buio e la luce,

perché ognuno ha il suo splendido regno

e sa che dopo lo deve lasciare

proprio a quello che è tutto l’opposto,

ma è solo questione di ore.

/

E non hanno mai vinto ne perso,

e fra loro c’è un tacito accordo,

l’ alternanza fra il buio e la luce

con ognuno che ha il suo tipico ruolo

per rendere a tutti evidente

che l’altro è altrettanto importante.

Palermo bellissima

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Palermo mia,

con la tua terra cingi

in un abbraccio

l’azzurro mare

che nello sguardo si confonde

all’orizzonte col cielo.

/

Sei terra di colori,

di verdi e di aranci,

di profumi di zagara ed alghe,

di dolci sapori e di sale,

di scirocco e libeccio,

di notti stellate e di sole.

/

Sei terra di storia e cultura,

di reggie e giardini,

di riti ripetuti

e antiche tradizioni,

sposa diletta

di arabi e normanni.

/

Monumenti e palazzi

adornano le tue piazze,

eleganti viali alberati,

teatri, chiese musei,

citta’ regina

di borboni e siciliani.

/

Panorami mozzafiato

dal roccioso Pellegrino,

perla incastonata

in un magico anello,

natura arte cultura

in te si fondono.

/

Terra di contrasti,

caratteri forti,

amore, odio,

gente ospitale,

coppole, piombo,

incanto e spazzatura.

/

Terra di delinquenti

e di magnifici eroi,

di cultura e ignoranza,

terra sfortunata,

citta’ bellissima,

sposa di popolo ingrato.

/

L’incanto della natura

ha ispirato l’arte,

ma non la gente,

l’ha resa avida, superba,

come se questo dono

sia suo di diritto.

/

Non si comprende

che questa bellezza

va curata, coccolata

trattata come una sposa

con amore e passione

con cura e devozione.

/

Trascurala, maltrattala,

lei si intristisce, si sgretola,

col tempo ti tradisce,

ma se la ami e la curi

lei ti ricambia,

ti fa felice e ti appaga.

/

Seduto ad un tavolino

di un bar del centro,

una granita di limone

una morbida brioche

e intorno l’incanto,

Palermo mia bellissima.

Ciliegie

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Secondo mè

c’è un errore di fondo,

non è la mela

che tenta al peccato

ma della frutta

la rossa ciliegia.

 /

Quando il buon Dio

ha inventato la frutta

forse col rosso

ha esagerato,

vestendone tanta

con questo colore.

/

E fra tutta quanta

la rossa ciliegia

a me mi tenta

in modo speciale,

mi mette allegria

ed ha un buon sapore.

/

Quando la vedo

in una bolla di vetro

fra pesche susine

albicocche e quant’altro,

fra tanti colori

è il rosso che spicca.

/

Tendo la mano

ed è quella che prendo,

la rossa ciliegia

mi attira mi chiama,

mangiami dice

e io cedo al richiamo.

/

Ne prendo un bel pugno

e incomincio a mangiare,

mi appaga il sapore

dolce e succoso

e del morbido frutto

poi sputo l’osso.

/

Sicuramente è lei

che mi tenta,

può darsi che ai tempi

di Adamo non c’era,

per questo poi Eva

scelse la mela.

Il senso

il senso

Qual’è il senso

del tempo che passa

che fa sembrare

tutto precario,

che ci confonde

nel nostro crescere

e mette limiti

alla voglia di fare.

 /

Qual’è il senso

del nostro rincorrere,

dell’ affannarci

per avere qualcosa,

se poi ci basta

poco per vivere

e dare spazio

ad ogni cosa.

 /

Qual’è il senso

per odiare qualcuno

se poi dell’odio

non ci torna niente,

mentre se ami

qualcosa ci torna

qualcosa che colma

il cuore e la mente.

 /

Qual’è il senso

per crescere figli,

che poi magari

è un disastro la vita,

cos’è che gli dai

a loro per vivere,

qualcosa di meglio

di come hai vissuto.

/

Qual’è il senso

per avere speranza

che un giorno le cose

vadano meglio,

e avere un mondo

senza più guerre,

senza muri e frontiere

felice e pulito.

/

Qual’è il senso

se siamo imperfetti

e di una ricerca

continua da fare,

per poi arrivare

a trovare qualcosa,

con tanto sudore,

che dobbiamo lasciare.

 /

Qual’è il senso

se un senso non c’è,

parecchie cose

non possiamo capirle,

possiamo soltanto

vivendo accettare,

facendo qualcosa

per non subirle.

L’insalata

melograno

Taglia sminuzza

mettici il sale,

fai un bel miscuglio

con tanti colori,

un filo d’olio

un po’ d’aceto,

di pepe un pizzico

e buon appetito.

/

Quante verdure

in questa stagione,

verdi lattughe

ricche di foglie,

e i ravanelli

rossi e pungenti

che messi insieme

danno sapore.

 /

I pomodori

di varie forme

tagliati a fette

belli succosi,

ed i finocchi

da non scordare

tagliati a pezzi

bianchi e callosi.

/

Ci metterei

un po’ di funghi

gli champignon

a piccole fette,

il giallo mais

morbido e dolce,

e qualche chicco

di melograno.

/

Non guasterebbe

un po’ di radicchio,

e qualche scaglia

di parmigiano,

mettici dentro

della rughetta,

e delle noci

qualche gheriglio.

/

E dell’arancia,

da buon siciliano,

ne metterei

diverse fette,

e un po’ d’aringa

affumicata,

che l’insalata

è la sua morte.

 /

La varietà

mette allegria,

e vedere a tavola

tanti colori,

ne viene fuori

una bella armonia

fra cose diverse

con tanti sapori.

Uno o nessuno

 uno nessuno

Qual’è la differenza

fra un’esistenza grigia

passata ad aspettare

che poi qualcosa cambi

ma tu non fai poi tanto

e accetti quel che viene.

/

Oppure ti impegni e lotti

e prendi bastonate,

o forse un poco cresci,

hai qualche apprezzamento,

e in fondo poi ti piace

anche se non ti da niente.

/

Ad essere qualcuno

non te lo insegna un libro,

certo quello non guasta,

ma è qualcosa dentro

che non ti dà rimpianti

perché ti sei impegnato.

 /

Potresti non riuscire,

ma torni a riprovare,

è quello che poi conta

e che ti dà coraggio,

e vale più di avere

l’ambito risultato.

 /

Sta qui la differenza,

magari non sei importante

ma almeno tu sei uno,

con tutti i tuoi difetti

e tante debolezze,

e non sei certo nessuno.